Un certo tipo di disagio

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Un certo tipo di disagio. Note a margine del colpo di stato in Turchia.
Di Burhan Sönmez

Nel corso dell'ultimo mezzo secolo abbiamo visto così tanti colpi di stato militari in Turchia. Avvenivano sempre nelle prime ore del mattino, mentre la gente e le istituzioni ancora dormivano. Ricordo il colpo di stato del 1980. Ero un bambino. Mio fratello maggiore, all’epoca uno studente universitario di 22 anni, mi svegliò dicendo "L'esercito ha preso il potere. Potrebbero venire ad arrestarmi." Mi sono precipitato in giardino e ho visto mio padre bruciare tutti i libri, tra cui volumi politici, romanzi, raccolte di poesia. Eravamo in una piccola città nella Turchia centrale. Era notte fonda, e non era difficile immaginare che in tante altre case molte persone si stavano sbarazzando di tutto ciò che avrebbe potuto essere usato contro di loro, soprattutto i libri.
Venerdì 15 luglio abbiamo sperimentato qualcosa di diverso. Questa volta il colpo di stato è avvenuto di sera, mentre la gente tornava a casa dal lavoro e guardava la TV. Ero a casa. Per mio figlio era arrivato il momento di dormire. Mentre lo preparavamo per la notte, ho avvertito un insolito rumore di elicotteri. Era insolito perché eravamo nel bel mezzo di Istanbul. Più tardi, quando tutto sarebbe terminato, avremmo scoperto che questi elicotteri erano impegnati in una missione molto importante. Erano arrivati per rapire il comandante in capo della forza aerea. Il generale stava partecipando a una festa di matrimonio e si è ritrovato a essere un ostaggio nelle mani dei golpisti per un paio di giorni.
Sentendo il rumore degli elicotteri, ho detto a mia moglie che stava succedendo qualcosa di strano. Ho acceso la TV e ho controllato su internet. C'erano notizie della chiusura del Ponte sul Bosforo da parte dei soldati. Non potevamo crederci. Un colpo di stato? A quest’ora della sera?
Ora abbiamo una conoscenza più approfondita dell'evento. A quanto pare i golpisti miravano a prendere il potere sabato, alle ore 3 del mattino, un orario perfettamente in linea con la loro tradizione. Ma la notizia del loro piano è trapelata il giorno prima, il venerdì. Resisi conto della fuga di notizie, hanno deciso di anticiparne l’esecuzione. Non avevano alcuna possibilità di aspettare fino al mattino e hanno iniziato la loro azione in serata. Ma senza possibilità di successo. Non potevano organizzare l'intero corpo dell'esercito. Il governo, la polizia e l’intelligence sono stati coinvolti. E in tutto quel caos, si dice, alcuni gruppi di golpisti hanno cambiato schieramento e non hanno più sostenuto l'azione.
Il presidente Erdogan è il vincitore. Ora è un eroe agli occhi dei suoi elettori. Ma non è ancora un democratico. I suoi sostenitori sono per strada non per amore della democrazia. Essi cantano slogan religiosi, invocano il nome di Erdogan, chiedono la pena di morte, ma non fanno menzione di democrazia, libertà, tolleranza, pacificazione sociale.
Erdogan è sopravvissuto a un serio tentativo di colpo di stato, ma è ancora sotto l’illusione di un fantasma chiamato Gezi Park. Le proteste a Gezi hanno avuto luogo tre anni fa per salvare il parco dalla distruzione. Erdogan non riesce ancora a dimenticarle, tanto che, appena due giorni dopo il fallito colpo di stato, ha affermato che si sbarazzerà definitivamente di Gezi Park per ricostruire al suo posto alcune antiche caserme dell’esercito. Crede di riscrivere la storia in questo modo, perché nel secolo scorso lì sorgevano appunto alcuni edifici militari.
Due fazioni hanno interagito in questo tentativo di colpo di stato. Da una parte, i golpisti, dall’altra il governo di Erdogan. Il colpo di stato militare è il male, lo abbiamo vissuto molte volte nella nostra storia. Ma questo non significa che l'obiettivo del colpo di stato, il governo di Erdogan, sia il bene. Anch’esso è il male. Hanno il sostegno della maggioranza nelle elezioni, ma non hanno rispetto per i valori democratici e secolari.
Durante questo tentativo di colpo di stato così tante persone sono state uccise da entrambe le parti. Dal momento che esso era differente da quelli precedenti, non ci sarebbero stati roghi. Almeno i libri sarebbero stati salvati. Questo era quello che pensavo. Ma mi sbagliavo.
Durante il funerale delle vittime, un leader religioso ha affermato di essere venuto lì a pregare per i morti. Il presidente Erdogan era presente. Il leader religioso ha invocato Dio nel suo sermone e ha tuonato: "O Dio potente, proteggici dal male delle persone istruite".
Le persone istruite? Le persone che leggono libri?
Tutto questo poiché l'opposizione più attiva in Turchia è radicata tra gruppi di sinistra e circoli intellettuali: studenti, giornalisti, scrittori, sindacalisti ecc. Essi, pur condannando il tentativo di colpo di stato, non cambiano opinione sulle politiche nocive di Erdogan.
Sappiamo che i regimi autoritari prendono sempre di mira la conoscenza libera. Molto spesso bloccando siti internet, siti di notizie, account di social media. E ora stanno apertamente prendendo di mira le persone per il solo fatto di leggere o di esprimere critiche nei confronti del governo. Una cosa simile è accaduta il mese scorso. Un accademico, un sostenitore di Erdogan, è stato in TV. Ha affermato: "La maggior parte dei traditori si annida tra le persone istruite".
Questa è la Turchia. In un colpo di stato militare o lontano da esso si può sempre provare un certo tipo di disagio.

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