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MI PRESENTO

Il mio primo romanzo, Mourir m’enrhume, è uscito nel 1987 presso Les éditions de Minuit. Avevo 23 anni e raggiungere la famosa casa editrice di Jérôme Lindon che allora pubblicava Beckett, Claude Simon, Robert Pinget e Gilles Deleuze – tra molti altri grandi autori – fu per me qualcosa di cui andare immensamente fiero. La mia vanità venne soddisfatta una volta per tutte e, ad oggi, mi porto soprattutto l’emozione di essere stato accolto da quel mirabile editore.

Dopodiché, ho pubblicato una ventina di romanzi e qualche raccolta di prose brevi. Un sito, creato da Even Doualin, riunisce tutte queste informazioni bibliografiche. Congiuntamente, dal 2011 scrivo una rubrica settimanale per il supplemento letterario de Le Monde. Per finire, ho aperto un blog nel 2007, L’Autofictif, in cui pubblico assiduamente tre frammenti quotidiani e che l’editore L’Arbre vengeur raccoglie ogni anno in un volume. Un sito italiano, Aforisticamente, ne offre una presentazione e qualche estratto tradotto.

Sul soffitto, il mio primo libro tradotto in italiano, venne pubblicato nel 1997. I miei romanzi sono degli strani romanzi… La mia idea è quella di reintrodurre il gioco, la fantasia, la sorpresa, l’imprevisto in tutte quelle forme diventate ormai luoghi comuni, in cui tutto sembra fissato e ordinato da una sorta di fatalità, come le nostre esistenze stesse, programmate dalla nascita alla morte. Probabilmente non riesco ad arrendermi all’irrimediabile.

Penso fermamente che il mondo per noi esiste innanzitutto nella creazione della lingua. Nominandolo o rinominandolo, il romanziere ha il potere di manipolare queste rappresentazioni. Una metafora riuscita modifica il nostro rapporto con il reale come se fossimo immediatamente dotati di un’antenna più sensibile. L’humour soprattutto manda in corto circuito le connessioni più salde, allontana o avvicina due cose che sembrano fissate da un rapporto immutabile e definitivo, aumenta o riduce la distanza che le separa, rimette in discussione tutti gli stati di fatto, produce delle necessarie catastrofi. « Anche nel ridicolo vi è del genio » dice Dubuffet. Ed è per questo che l’humour ricopre tutta questa importanza nei miei libri.

Io esaspero e costringo ogni logica in essere nei miei ragionamenti, non senza una certa violenza probabilmente, e il mondo si ritrova – come accade letteralmente in Sul soffitto – alla rovescia…

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