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F. M. Franceschelli

Italia

Italia. Giorni nostri. Nessuno può essere sicuro del proprio posto di lavoro. Diciassette lettere di cassa integrazione, più una – giustificatissima – di licenziamento, devono essere recapitate ai rispettivi destinatari. La consegna di tali missive scatena una rocambolesca girandola di avvenimenti, intrecciandosi alle minute vicende di un grande centro commerciale alla periferia di una città del Sud che affaccia sul mare, dove «si parla un dialetto stretto stretto fatto di ì, ù e ò accentate». È l’imponente supermercato La Cattedrale il microcosmo in cui si snodano i destini dei personaggi: un direttore connivente e succube del potere mafioso locale, un manager freddo e insensibile alla sofferenza dei lavoratori, che però si rivela anche ingenuo e sprovveduto, un attempato dongiovanni ossessionato dal sesso, una giovane promoter frustrata da un lavoro indecoroso, un sindacalista incapace di far fronte alla crisi, una guardia giurata perseguitata dai gabbiani, un ex artificiere ossessionato dall’11 settembre, e infine Italia, ostinata vecchina affondata nel proprio oscuro dialetto, che, apparentemente ai margini della modernità, sarà testimone coriacea del maelstrom degli eventi.
Franceschelli mescola con sapienza tutti i generi, dall’horror alla commedia, dal grottesco al realistico, in una narrazione pacata e implacabile, caratterizzata da una raffinatezza che non cade mai nell’affettazione e da una ricchezza linguistica che conferisce un’aura di realismo e insieme di universalità a ognuno dei personaggi.
In una sorta di molteplicità indotta, i protagonisti si muovono freneticamente intorno alla Cattedrale, rendendo comicità e ironia alla tragedia annunciata negli allucinanti e allucinati inseguimenti, tra reazioni sconnesse, assurde riflessioni e una labile accettazione della verità quotidiana della natura umana.

ISBN: 9788861101630 | Pagine: 280
Frase Lancio
Un apologo surreale e pulp sull’Italia, un Paese incapace di guarire da se stesso che si avvia danzando verso la propria rovina.
Frase Lancio
F. M. Franceschelli

Ecletticamente ha toccato vari generi letterari: dalla saggistica alla drammaturgia, alla critica e, ora, alla narrativa. Laureato in Storia delle Religioni, ha pubblicato saggi e articoli sui mode...

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Recensioni

Cartaresistente

Ritratti dal Calvino

Chiami “La Cattedrale” il centro commerciale che fa da sfondo all’azione, mescoli sacro e profano, provochi una vera e propria inversione dell’idea di divinità. E’ questo il fulcro della metafora? E fin dove arriva la tua metafora?
Domanda complessa, meritevole di un trattato. Provo a cavarmela così: l’ipermercato, il moderno centro commerciale, “La Cattedrale” del mio romanzo, non rappresentano un profano che si fa sacro. Al di là del luogo comune che innalza il denaro a nuovo Dio, direi che questi moderni templi del consumismo agiscono più sul versante del civico che su quello del religioso. Ma la cosa è ancora più sottile: se il religioso è sempre più un fatto privato e individuale e sempre meno pubblico, direi allora che il centro commerciale si candida a luogo deputato alla rappresentazione del “pubblico”, sia in direzione del civico (moderna agorà) che del religioso (spazio di ritualità e quindi chiesa, o cattedrale, desacralizzata). Il grande centro commerciale è la struttura che la moderna città non ha più e che le periferie non hanno mai avuto, è contemporaneamente il nuovo centro storico e la cattedrale cittadina, entrambi antichi spazi di rappresentazione pubblica. Tuttavia, direi che ormai ogni riflessione antropologica e sociologica sui centri commerciali è già vecchia, spazzata via da una società che si costituisce (e quindi si frammenta) sull’immaterialità della rete.
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iConvenzionali

Italia

Un microcosmo in cui tutto esplode. Italia, una vecchina che sta fuori dalla realtà, e quindi ne è più coinvolta che mai. Un fuoco d’artificio di generi letterari, scritto benissimo. Fabio Massimo Franceschelli e l’allegoria del contemporaneo: Italia, Del Vecchio. Finalista alla ventottesima edizione del Calvino, è da non lasciarsi sfuggire.
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Sul Romanzo

Italia

L’Italia vera è racchiusa tutta nel romanzo di Fabio Massimo Franceschelli, uscito per Del Vecchio editore, vincitore del Premio Calvino 2015 per esordienti e intitolato proprio Italia. Va detto da subito, però, che non pare di leggere un romanzo d’esordio, ma il lavoro molto ben costruito e curato di un autore che sa miscelare temi, ritmi, personaggi e stili diversi pur tenendo sempre sul fondo la luce accesa della trama, della cornice “realisticamente italiana” entro la quale si svolge la complicata vicenda narrata.
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Il Fatto Quotidiano

Due, 17 o 200: la Cabala per le nuove resistenze

Esiste una formula matematica della resistenza? Di fronte a un'ingiustizia, un sopruso, un'invasione qual è il numero consigliato di persone che devono reagire perché ci sia una risposta efficace e non soltanto dimostrativa? Ovviamente dipende dall'entità e dalla potenza dell'assalitore. In 1984 George Orwell ci aveva fatto sperare che la coppia fosse il numero per-fetto per creare una nicchia di libertà a discapito di un controllo tentacolare come quello del Grande Fratello. Eppure una volta che Winston e Julia sono separati, il terrore dellasofferenza fisica (materializzato in un topo a pochi millimetri dal naso) è più forte di qualsiasi ideologia. Da due quindi si resta soli, e da soli sembra che non funzioni tanto bene.

Una banda di cefali

Italia

Nel suo romanzo, Franceschelli racconta una crisi, spacciata come economica ma che in realtà ne nasconde una ben più profonda: morale e dei valori. Nel suo Italia non esiste più una divisione netta dei ruoli, le varie generazioni si disprezzano a vicenda accusandosi l’un l’altra di essere responsabile della decadenza in cui sta precipitando il Paese. Parlare di un libro come Italia non è semplice, si rischierebbe erroneamente di farlo passare per un trattato o un saggio sociologico. Non fatevi ingannare allora: Italia è un romanzo travolgente e profondo, scritto benissimo e che, sfiorando vari generi tra cui il dramma, la satira e il racconto grottesco, riesce addirittura a inserire momenti splatter e una bella citazione hitchockiana. Un libro prezioso che riflette in maniera intelligente sull’Italia e sui suoi abitanti, che si lamentano, barcollano, precipitano ma sebbene zoppi e rattrappiti trovano sempre il modo di riemergere dalle macerie.
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Mangialibri

Italia

Il cinquantatreenne Fabio Massimo Franceschelli esordisce nella narrativa – finora si è sempre occupato di saggistica, storia delle religioni e teatro, anche come regista e direttore di rassegne – con un romanzo molto complesso e articolato, giunto in finale al Premio Calvino, scritto in maniera raffinata e inventiva, in cui si intersecano tanti piani e livelli, ricco di simboli e allegorie mai banali e allo stesso tempo di grande chiarezza: perché il mondo è quello che è, sono tanti i punti di vista, e raccontarlo è un dovere.
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Yezine

Italia

Ma quando abbiamo perso la capacità di vivere serenamente la nostra vita? Quando abbiamo iniziato ad accettare i compromessi che ci venivano imposti d’avanti agli occhi? “è come se noi fossimo rimasti fermi e coerenti con i nostri principi ma qualcosa, qualcosa di sostanziale, strutturale anzi, fosse slittato sotto i nostri piedi”. Oppure forse, semplicemente, “in casi del genere, quando gli scricchiolii si fanno troppo frequenti per essere ignorati, l’ottimismo si unisce all’incoscienza ed entrambi ballano la musica mendace suonata dalla paura. Pochi si discostano da questa tendenza, qualche saggio, i pessimisti per natura, i nevrotici, e infine quelli che la paura la sanno guardare in faccia?
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