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19,00 €
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Daniela Alibrandi

Una morte sola non basta

Roma, anni Cinquanta. L’Italia si sta lasciando alle spalle l’orrore della guerra, e si avvia a grandi passi verso gli anni del boom economico. Due uomini si incontrano su una panchina dell’ospedale San Camillo. Due storie si incrociano per pochi minuti per poi proseguire parallele e distanti. Anni Settanta. Il sogno del “miracolo italiano” lascia il passo alle contraddizioni e ai fermenti della rivoluzione sociale e dei movimenti giovanili. Due ragazze, poco più che adolescenti, si conoscono. Segnate, ognuna a sua modo, dalla violenza e dal silenzio di chi avrebbe dovuto proteggerle, continuano a collezionare errori e profonde delusioni. Nell’amicizia che si instaura, riconoscono entrambe la possibilità di un reciproco riscatto, che porterà a un epilogo imprevedibile. Sullo sfondo, si staglia la città eterna in continuo mutamento, che con le sue atmosfere e i suoi linguaggi commenta le fragilità e le contraddizioni di un’intera epoca e del Belpaese. In una narrazione limpida, senza artifici, che si sviluppa in un crescendo ininterrotto, seguiamo Ilaria e Michela in un impietoso viaggio alla scoperta della costruzione del male, che nulla concede all’ipocrisia o all’ipotesi d’innocenza.

ISBN: 9788861101593 | Pagine: 416
Frase Lancio
L’affresco di trent’anni di storia sociale e culturale d’Italia, raccontato attraverso la lente di un grande e coinvolgente romanzo (neo)realistico.
Frase Lancio
Daniela Alibrandi

Nata a Roma, Daniela Alibrandi ha vissuto tra l’Italia e gli Stati Uniti occupandosi di relazioni internazionali e di scambi culturali nell’ambito dell’Unione Europea e del Consig...

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Recensioni

Convenzionali

Una morte sola non basta

La costruzione di un amore / spezza le vene delle mani / mescola il sangue col sudore / se te ne rimane / La costruzione di un amore / non ripaga del dolore / è come un altare di sabbia / in riva al mare. Così, come è noto, Ivano Fossati, La costruzione di un amore. Anche il male, però, si costruisce: e non c’è spazio, in questo caso, per nessuna possibilità di assoluzione. L’innocenza è solo un’ipotesi che non si può suffragare. Non esiste ipocrisia, non c’è eventualità di equivoco. Il male si sceglie, e dal male ci si deve riscattare.
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Satisfiction

Una morte sola non basta

Un romanzo scritto in maniera impeccabile. Un’autrice interessante che induce a riflettere su temi trattati con troppa tragicità e poco spirito critico. La Alibrandi è una innovatrice, ma vi direi troppo e vi farei perdere il gusto di amare un libro che va letto e analizzato. In questo romanzo ci viene mostrata l’altra faccia della medaglia di un’Italia dimenticata e di un’epoca giudicata frettolosamente come il necessario passaggio verso la modernità. Invece…
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Kultural

Una morte sola non basta

>L’autrice non teme di mettere in scena il troppo delle angosce e della pubertà violata, l’intreccio di amori e ribellioni tra «invidie e vecchie faide createsi nel corso degli anni» con quel suo linguaggio da biografa della convulsione. Disegna uno spiraglio in cui le due ragazze, adesso ventenni, possono scegliere di gettarsi verso l’uscita o temere di restare abbagliate, prigioniere ancora una volta nel gioco cinico della violenza che segna le esistenze, una violenza fisica che lascia ferite sullo spirito, e costringe anche la mite Ilaria ad alzare la voce, a perdere le staffe, a nascondere al fidanzato l’orrore degli stupri subiti dallo zio. Di pagina in pagina vengono a galla i segreti di entrambe le giovani, che si svelano piano piano con la confessione quotidiana dell’amicizia – la più efficace terapia – prima di un finale mozzafiato.
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L'Arena

Adolescenti oltraggiate dalla violenza

Direbbe che è un «roman dur» Georges Simenon se gli fosse dato leggere Una morte sola non basta di Daniela Alibrandi (Del Vecchio Editore, pp. 404, 19 euro). E lo direbbe a giusta ragione perché l'autrice ci fa entrare dentro le vite sofferte delle due protagoniste Michela ed Ilaria, senza nulla lasciare all'immaginazione.

Mangialibri

Una morte sola non basta

Una morte sola non basta è un libro estremamente duro. La storia di Ilaria e Michela è narrata con estrema nitidezza, senza lesinare sui particolari più atroci e più crudeli delle mille sofferenze e dei mille e mille abusi a cui le due bimbe prima ? e le due adolescenti dopo ? saranno sottoposte dai loro familiari. La famiglia medio-borghese italiana degli inizi degli anni Cinquanta è scardinata, divelta: nessuna felicità è mai possibile negli schemi rigidi e falsi del perbenismo del nostro Paese e dietro l’immagine di “normalità” si celano mostri. Lo stile della Alibrandi è diretto, quasi che voglia colpire sempre e comunque allo stomaco del lettore.
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