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G.-S. Colette

La stella del vespro

Un’inedita e struggente Colette si racconta in questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1946, lungo frammenti scritti con la cura e la sofisticatezza a cui ormai ha abituato i suoi lettori e di cui è diventata maestra: gli avvenimenti e le osservazioni della vita quotidiana: i capricci di primavera; i viavai del compagno; le visite che riceve; le audizioni per la riduzione teatrale de La Seconde; l’impegno a raccogliere tutte le sue opere per il progetto Oeuvre complète per l’editore Le Fleuron; l’Académie Française. Ormai immobilizzata dalla vecchiaia, dal peso e dall’artrosi, osserva il cielo, il succedersi al giorno della luna o del vespro nel quadrato ritagliato dalle finestre della sua grande casa a Palais–Royal. Leggiamo una Colette malinconica e meditativa, chiusa nel suo appartamento, in cui riceve, mangia, scrive e legge: evoca i ricordi dai tempi della guerra, medita sulla sua condizione di invalidità e i suoi nuovi rapporti con il mondo da scrittrice “nota e riconosciuta” e, amabilmente, conversa con le sue care presenze, con gli esseri da lei sempre amati – appassionatamente o teneramente – come la madre Sido; la figlia di cui evoca il ricordo della nascita nel 1913; Bertrand; l’ex marito Henry de Jouvenel; Polaire; il migliore amico nonché terzo e ultimo marito Maurice Goudeket; il giovane reporter che va a intervistarla; la prostituta Renée che le appare nel giardino innevato della sua casa, un giardino che dalla descrizione si distingue a fatica da quello di Saint–Sauveur.
Arricchiscono il volume e accompagnano il lettore l’elegante postfazione di Angelo Molica Franco e la dettagliata nota biobibliografica di Chiara Carlino.

ISBN: 9788861101302 | Pagine: 280
Traduzione: Angelo Molica Franco
Frase Lancio
La primavera di una vita dal salotto di casa
Frase Lancio
G.-S. Colette

GIÀ IN VITA FU UN MITO ASSOLUTO. Ricordata soprattutto per i suoi romanzi, fu una vera e completa artista e intellettuale: mimo, attrice, giornalista, imprendit...

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Recensioni

Il Sole 24 Ore

Capote tra fiocchi di neve

Sotto i portici del Palais Royal, Truman Capote andava su e giù, controllando nervosamente l'orologio. Aveva ventitrè anni, ma, come diceva Jean Cocteau che gli aveva procurato quell'incontro con la leggendaria Colette, "sembra un angelo di dieci anni, ma è senza età e ha un'anima maliziosa". Quando finalmente era scoccata l'ora, era entrato nell'appartamento della crittrice e ne era rimasto folgorato.

Il Foglio

Lettere rubate

Era il 1946. Colette aveva seltantatré anni e non usciva più di casa. Ferma nel suo ietto-scrivania, truccata. con le unghie laccate, un tailleur e un foulard blu, sorrideva, riceveva persone in visita e scriveva raccontì a puntate per i primi numeri di Elle. Ricordava ciò che era stato, quanto aveva vissuto e il divertimento infinito di non invecchiare nonostante l'età. "Sono una graziosa ragazzina dì ottant'anni... nessun miglioramento dell'artrite alle gambe."

Gioia

La stella del vespro

Uscito nel 1946 e solo ora in Italia, è il diario di una delle donne più affascinanti del '900, ormai anziana e con l'artrosi, che osserva Parigi e la vita dalla finestra di casa. Con immutata libertà, tenerezza, fantasia.

Mangialibri

La stella del vespro

Gli scritti che compongono La stella del vespro ci consegnano una figura femminile dalle mille sfaccettature e dall’innegabile fascino. Come un pot-pourri dal profumo delicato, la narrazione sofisticata ed elegante tipica della grande scrittrice francese, qui ultrasettantenne, inebria piacevolmente. Il linguaggio è come sempre ricercato, “alto” ma non senza veloci incursioni in un registro più popolare, quando, ad esempio, definisce “piscio d’hotel” il caffè annacquato ed insapore che le propinano quotidianamente.
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FNall

La stella del vespro

Mentre sfoglio quest’edizione italiana de L’étoile Vesper, curata amorosamente  in ogni particolare – dalla grafica elegante della copertina alla bella carta spessa color crema, dalle indispensabili note esplicative al singolare colloquio immaginario fra il traduttore e l’autrice che la conclude – mi tornano in mente i Colette, d’aspetto ben più dimesso, che circolavano tra i banchi del mio liceo, nella Torino dei primi anni Sessanta. I volumetti poveri e grigi della Bur, emblema di un dopoguerra ancora lontano dall’opulenza, ospitavano il ciclo di Claudine; tra i tascabili Mondadori erano ancora presenti in libreria La Vagabonda, L’Ancora (L’entrave), Chéri, La Gatta. Qualche vecchia edizione, sempre mondadoriana, sbucava a volte da uno scaffale della libreria di famiglia, dove si impolverava in seconda fila in compagnia di best seller passati di moda: le poesie di Ada Negri, I Divoratori di Annie Vivanti, La Storia di San Michele di Axel Munthe. Perché non ci stancavamo mai di rileggerli, io e le mie compagne, quei Colette ineleganti, dalle traduzioni per lo più risalenti agli anni Trenta e Quaranta? Perché non ci lasciavamo scoraggiare dalle allusioni, per noi incomprensibili, ai retroscena piccanti della belle époque, ai fanatismi del culto wagneriano di fine secolo, agli oscuri doppi sensi delle canzonette da caffè concerto?
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ChronicaLibri

La stella del vespro

Ed è proprio lo sguardo, la capacità di osservare i dettagli, la grande lezione di Colette: la sfumatura particolare di azzurro che tingeva le pareti dell’appartamento di Hélène Picard, la piega della fronte del giornalista che la intervista, l’usura e la consunzione del bracciolo della sedia su cui la scrittrice lavorava e le trame che ne fuoriescono o ancora il guazzabuglio di capelli ribelli in testa a una sua amica.
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Il Fatto

Lev Nikolaevi? Tolstoj e Colette si incontrano in Italia

I testi riuniti in questo volume sono stati scritti dal novembre del 1945 al gennaio 1946, quando l’autrice aveva settantatré anni, e dal suo letto-scrivania nel suo appartamento di Palais-Royal rievoca il suo rapporto con il mondo. È un susseguirsi struggente di presente e passato. Dai suoi ricordi di guerra alle visite che riceve. Da quello che osserva nel quadrato ritagliato dalla finestra, alle sue idee sull’arte.
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Gazzetta di Mantova

Il mondo visto dalle finestre di Colette

La stella del vespro è un particolare tipo di batteria ricaricabile,
economica ... In fondo si tratta di un bel titolo (L'Étoile Vesper) sotto cui vennero raccolti alcuni articoli di Colette "apparsi a puntate nei primi numeri di Elle dal novembre 1945 al gennaio 1946", scrive nella postfazione Angelo Molica Franco che dei testi è anche curatore e traduttore.

L'Indice

La stella del vespro

È questa la singolare facoltà delle pagine di Colette: raccontati da lei, i ricordi sbocciano, quasi si creano a mano a mano che la scrittura li evoca. Colette parla di episodi accaduti, ma setacciandoli nella memoria li reinventa, trasfonde in loro carnalità e suono. Ricopre con la sua scrittura quella invisibile, a inchiostro simpatico, del tempo. E da quei segni tracciati il mondo salta fuori come in un immaginario e melodico pop up animato.

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