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Laurent Mauvignier

I passanti

I passanti racconta una storia che può essere la storia di molti, una storia di violenza subita e di cecità, di superficialità e fuga. Claire esce dalla piscina, qualcuno la segue, la raggiunge, le usa violenza. In flashback due voci ci narrano l’accaduto, senza mai nominarlo né spiegarlo, impegnate a ricostruirne la forma che si fa ritratto di quella violenza, tanto più straziante quanto vicina e inevitabile. Sono la voce di Catherine, la vicina di casa e amica di Claire, e quella del colpevole, un trentenne senza nome e senza lavoro. Costruendo la propria immagine e quindi la propria identità a partire dall’evento drammatico dello stupro di Claire, Catherine e l’uomo descrivono ciascuno la propria vita di ogni giorno: per Catherine è il lavoro di sorvegliante durante il pranzo nella mensa di una scuola e, nel pomeriggio, lo studio in vista di un concorso per diventare insegnante di pianoforte, sono il silenzio e i rumori del suo appartamento, il ricordo preciso di quella sera in cui la musica le impedì di sentire quello che stava accadendo; per l’uomo, è invece il rituale del caffè e delle sigarette comprate in quel bar all’angolo due o tre volte la settimana, non di più, sono le lunghe camminate per riempire la giornata, sono il giardino pubblico, le vetrine dei negozi, la piscina, con il ricordo della violenza commessa e la paura di essere anche un assassino che riaffiorano in ogni istante. Vediamo delinearsi due figure dolorosamente simili nella loro inadeguatezza alla vita, incapaci entrambe di essere semplicemente se stesse nei propri rapporti con gli altri, soffocate dalla solitudine, dal vuoto e dal non senso.

Premio Nini Castellani Agosti per la migliore traduzione dell'anno 2014.

I protagonisti di questo spiazzante romanzo sono accomunati da un senso di manchevolezza, passanti di un'esistenza che non si ferma, “perché correre è l'unica cosa che resta da fare quando si sta per cadere”.
Alessandra Stoppini, Il Venerdì di Repubblica


With Ceux d'à côté, the stakes have doubled, Laurent Mauvignier has chosen to have the contiguous voices of a rapist and of the victim's best friend gush forth. Two sometimes suffocating scansions, two stories of messed-up and broken lives near ordinary insanity alternate. Ceux d'à côté, a stylist's book, runs all the unbelievable risks to present us with the difficult and disturbing point of view on a torturer's consciousness. And even if it is not possible to assess the soundness of such an entreprise, of such a device, we can only feel impressed by the hypnotic effect of such an undoubtedly unique style.

ISBN: 9788861100930 | Pagine: 136
Traduzione: Angelo Molica Franco
Frase Lancio
Ma come fa Laurent Mauvignier ad azzeccare tutti i suoi libri? Lanciandosi in storie rischiose? Forse. Con una scrittura magnifica? Certamente!
Frase Lancio
Laurent Mauvignier

NATO A TOURS NEL 1967, LAURENT Mauvignier è uno degli scrittori francesi contemporanei più apprezzati dal pubblico e dalla critica. Laurent comincia a scrivere all’età di...

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Recensioni

il Venerdì di Repubblica

I passanti

Catherine si rimprovera di non aver sentito l’amica e vicina Claire in pericolo. l’aggressore dice: «Volevo solo che lei non gridasse. Ma solo perché quelle grida mi avrebbero lacerato». Mauvignier, astro nascente della letteratura francese, ha iniziato a scrivere a 12 anni durante un ricovero in ospedale. Qui in due monologhi alternati analizza un evento traumatico, uno stupro che non è mai citato. I protagonisti di questo spiazzante romanzo sono accomunati da un senso di manchevolezza, passanti di un’esistenza che non si ferma «perché correre è l’unica cosa che resta da fare quando si sta per cadere»

 

il Fatto Quotidiano

Passaggio a due in un mare di vuoto

Un romanzo a due voci, l'una ignara dell'altra. Due punti di vista, due sguardi, due scorci di realtà che narrano in prima persona un medesimo episodio, la violenza sessuale subita da una giovane donna.

QLibri

I passanti

Una storia con il sottofondo della musica, la musica di Verdi. Per tutto il libro la musica riempie i vuoti tra le persone, riempie la mancanza di parole, il vuoto indicibile di tutte le vite.
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L'Espresso

I passanti

A metà racconto, però, il testo ha un'impennata. Riguarda la parte in cui chi parla è il criminale, lo stupratore impunito. Verso il quale - ci rendiamo conto con l'allarme tipico che segnala la buona letteratura - non proviamo orrore o disprezzo o assoluta estraneità.

Si tratta di un trentenne senza nome né volto che dice ciò che non può essere detto: ha usato violenza per caso, senza un motivo, eppure lo comprendiamo. Di più: non riusciamo a detestarlo come meriterebbe. Del resto, anche l'amica della vittima è a suo modo colpevole, a suo modo complice. In anni di retorica mediatica, pare che solo la letteratura riesca a sfuggire alla banalità del linguaggio che usa parole orribili come "femminicidio".

Letteratura&Cinema

I passanti

Tre personaggi quasi beckettiani nel loro monologare: perché non dialogano, perché non comunicano se non attraverso la mediazione dell’autore, Laurent Mauvignier, che si fa loro portavoce affinché il lettore tutto sappia senza nulla conoscere.
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la Repubblica

I monologhi della solitudine

Il male come bene mal rivolto, come bene distorto e perciò perverso: sombra essere questo il sottinteso del romanzo di Laurent Mauvignier, I passanti, in cui si alternano due voci.

il Manifesto

Laurent Mauvignier, lo stupro di Claire come monologo interiore e «trattamento dell'implicito»

l passanti è il terzo romanzo dello scrittore di Tours e, come già
all'esordio, mostra evidente tutta la sua abilità in quello che, in un breve scritto a lui dedicato, Michel Bertrand chiamato "trattamento dell'implicito".

L'indice dei libri del mese

I passanti

Due voci che si scoprono inaspettatamente simili, quasi identiche nella loro piatta disperazione, assorte in una solitudine senza fondo. “Le vite che sembrano uguali” scrive Mauvignier “non lo sono affatto, perché quelli che ci capiscono non capiscono noi ma solo loro stessi. E noi amiamo l’estraneità degli altri per ciò che di noi vorremmo amare ma non capiamo”.
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Flaneri

I passanti

I passanti (Del Vecchio, 2014), titolo italiano per Ceux d’à côté, è un romanzo del 2002 di Laurent Mauvingnier, autore francese piuttosto premiato e ben considerato, non soltanto dalle sue parti, tanto dai favori dei lettori quanto da quelli degli interpreti di mestiere.
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L'Unità

Il romanzo apparentemente immobile di Mauvignier

Una peculiarità della straordinaria scrittura di Laurent Mauvignier: le
voci, il ritmo interno, lo sdipanarsi di un racconto interiore, con le sue
pause, i suoi inciampi, le sue ripetizioni, i suoi accidenti, a costituire un tessuto sonoro che rapisce. Anche - ed è questa la meraviglia - in traduzione.

DoppioZero

Per voce sola: I passanti di Laurent Mauvignier

Al lettore italiano il nome di Laurent Mauvignier suona ancora spesso – troppo spesso – sconosciuto. A fissarne il nome nel pantheon dei contemporanei non è bastata l’ottima stampa di cui ha goduto anche in Italia Degli uomini, romanzo pubblicato da Feltrinelli nel 2010 e da più parti considerato come un pugno allo stomaco per la società francese, troppo disinvolta nel rimuovere i momenti neri della storia dalla propria coscienza collettiva.
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Le parole e le cose

Oltre il muro del reale

Io scrivo sempre di qualcosa, un nodo oscuro, in effetti, che non può essere ridotto alle parole, e che queste cercano di individuare. Non so se questo si chiami il “male”. Si tratta piuttosto di qualcosa al tempo stesso più concreto e misterioso. Io cerco di parlare di qualcosa di indefinibile, che spinge gli uomini e le donne a uscire da se stessi; qualcosa che appartiene all’ordine delle pulsioni, del desiderio di uscire di sé, di scappare da sé.
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la Repubblica

La rivoluzione è di nuovo francese

La volontà di svelare il mondo contemporaneo è presente anche nelle opere di Laurent Mauvignier, che nei romanzi I passanti (Del Vecchio) e Storia di un oblio (Feltrinelli) ne mette a nudo soprattutto la violenza.

Sul romanzo

I passanti

C’è una trama che non è una trama, che si affaccia appena al balcone; una storia in cui le parole, pur così chirurgiche, nette, mirate come droni, fanno moltissimo per la scrittura e molto poco per il racconto dei fatti in sé. Costruiscono la narrazione attraverso le sensazioni dei personaggi, allestendo monologhi in cui ribolle l’oralità dello scritto, come non ricordavamo forse dai tempi di Céline.
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Kultural

Quasi un trattato sociale

Capita di imbattersi in racconti che vanno oltre il racconto stesso, e costituiscono un genere a sé. Sono rari come le gemme tra i sassi. Quello di Laurent Mauvignier poi parla di vite che si sfiorano, che si penetrano, si scontrano, senza in realtà toccarsi mai. Anche di fronte a un atto di barbarie come una violenza fisica, sessuale. In un contesto dov’è più facile violare il sito della CIA che la bolla del conformismo, ci si incontra ma nessuno fa davvero caso a ciò che succede agli altri. È un mondo in cui si va a caccia di attenzioni attraverso troppi silenzi attorcigliati, con una passiva ostinazione nel fermarsi alla superficie, divisi fra la voglia di stare con se stessi e il bisogno di un feedback a priori temuto, scansato. Un mondo dove anche chi commette il più vile dei crimini, pensa di non essere stato altro che «due occhi fissi su di lei», strumento dell’ineluttabile.
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